Foto Racconti Giuseppe Merico cover

La memoria della madre

La memoria della madre
Pubblicato su www.bibliotecasalaborsa.it – 13 aprile 2011
“A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna.”
(Emilio Salgàri)

Uno
Non ci possono andare sempre e a volte sono così stanchi che si addormentano lungo la strada per il paese. Abbandonano la bicicletta sul ciglio della strada e dormono sotto qualche albero. Al mattino si svegliano con la brina che si è posata ovunque, si guardano e si dicono, “non ce l’abbiamo fatta.” Ritornano a casa, il loro padre è già nella stalla che li aspetta. Quando entrano, il loro padre li guarda male e a volte li guarda così male che non gli basta, li prende a schiaffi, prima uno e dopo l’altro. Ma loro, i fratelli hanno la pelle dura. Prendono quello che si meritano e poi cominciano con le vacche. Spalare la cacca, spazzare per terra, cambiare il fieno. In biblioteca non ci possono andare sempre e quando finiscono di leggere i libri che hanno preso li rileggono, li imparano a memoria, se li raccontano. Il loro padre si ubriaca e la loro madre è sottoterra in qualche posto del cimitero del paese.

Due
Prima di morire la loro madre si vestì bene e stette via tutto il giorno. Il loro padre sbraitò fino a sera e quando la rabbia non sapeva più dove andare, ubriaco e con la faccia rossa come un brutto fiore li prese a pugni e a calci, ma loro avevano già la pelle dura. A sera tornò la loro madre, il loro padre si era addormentato sul divano e fuori c’era la notte e la campagna. La loro madre guardò i lividi sui corpi dei due fratelli, li guardò e li baciò. Estrasse un involucro dalla borsa e disse, “vi ho portato qualcosa.” I fratelli sedettero al tavolo della cucina e anche la madre si sedette. Avvolto in una carta azzurrina che la madre scartò per loro c’era un libro, la copertina era colorata e c’era una tigre e un serpente, “I misteri della Jungla nera” c’era scritto e un nome, “Emilio Salgari”. I fratelli non sapevano come stare, non avevano mai visto un libro, almeno non lì nella loro casa. La madre gli disse che dovevano essere contenti e loro furono contenti.

Tre
“E solo quando avrete letto tutti i libri di Salgari, solo allora vi sarà permesso di dimenticarvi di me,” disse la loro madre.
La loro madre morì in un giorno di autunno, se ne andò come una foglia che cade. Il loro padre non versò nemmeno una lacrima e qualche giorno dopo in casa venne una che non avevano mai visto e quella era la nuova donna del loro padre.
Tutti i giorni dopo aver lavorato nei campi e aver rigovernato la stalla i due fratelli montano sulla bicicletta, uno pedala e l’altro se ne sta sul manubrio. A metà strada, prima di arrivare in paese si danno il cambio. Tutti i giorni i due fratelli vanno nella biblioteca del paese, prima che questa chiuda e chiedono se è arrivato un nuovo libro di Salgari.
La bibliotecaria, una donna gentile, gli dice che ne è appena arrivato uno. I due fratelli chiedono come si chiama, la bibliotecaria controlla sull’elenco, “Sandokan alla riscossa,” dice. I due fratelli aspettano che la bibliotecaria porti loro il libro, aspettano e sono contenti come voleva la loro madre.

Quattro
Tutte le sere i due fratelli leggono i libri di Emilio Salgari, ma piano perchè non vogliono che la memoria della loro madre vada persa come un libro che nessuno legge più.