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La signora del piano di sopra

La signora del piano di sopra
Pubblicato su thrillermagazine.it nella rubrica Giallo Comico – a cura di Graziano Braschi e Mauro Smocovich
Gli chiese di aprire il cielo, ma lui non aveva mai aperto cieli, al massimo biglietti d’auguri quando abitava a Parma, in via della Salute che tutti ridevano quando diceva di abitare in quella via che a vederlo lui sembrava sempre malato. Una volta una le disse che era così, emaciato e lui si guardò allo specchio per mezz’ora e in quella mezz’ora fuori i vigili del fuoco cercavano di far scendere la signora anziana del piano di sopra dalla scala anticendio montata su un grosso mezzo dei Vigili. Lui non si accorse di nulla, mentre la ragazza che lo aveva chiamato emaciato, manco lei si era accorta di quello che stava accadendo fuori perchè si era fatta una pera nella camera da letto di lui. Questa si bucava ogni volta che non superava un esame e a Parma medicina era dura e lei stava diventando una tossica di un certo livello, agonistico, le diceva lui quando la vedeva gareggiare alla morte con gli altri tossici che assediavano, ombre, la stazione di Parma dalle 22 in poi. II lunedì era escluso che c’erano troppi pulotti in giro.
La signora che abitava al piano di sopra era riuscita a incendiare metà dell’appartamento con un aspirapolvere verde della Braun regalatole dal marito morto il giorno del suo sessantesimo compleanno quando ormai l’artrite reumatoide non le permetteva di usare le cinque dita di una mano come fossero cinque. Quando furono evacuati dall’appartamento sottostante lui si portò appresso lo specchio a cui stava chiedendo se fosse davvero emaciato. Se lo portò dabbasso, al pian terreno eppoi in strada mentre lei, la ragazza, si muoveva così lentamente tra gli spettatori dell’incendio che un infermiere con la barba del 118 la guardò male e gli ricordò suo padre.
Non c’era poi bisogno di usare la scala anticendio ma nessuno aveva avuto il coraggio di farlo capire al comandante Lewis trasferitosi a Parma da New York city, Queens, dopo i fatti dell’11 settembre ai quali aveva partecipato con ’coraggio e sprezzo’ del pericolo riportando una grave forma di depressione risoltasi soltanto ora, dopo cinque anni e il trasloco transoceanico di tutta la famiglia Lewis nella cittadina emiliana.
Così a guardarla scendere giù incassata nel carrello elettrico della scala antincendio, l’anziana signora del piano di sopra, sembrava una grossa Poiana innamorata mentre guardava coi suoi occhi quelli del risoluto comandante Lewis sperando che lui non si accorgesse del recente intervento di cataratta all’occhio sinistro. La signora anziana del piano di sopra si innamorava ancora e il suo amore era come una piccola ondina che va e viene. Si ricordò di aver abbracciato la ragazza tossica nel preciso istante nel quale anche la signora anziana abbracciava il comandante dei vigili del fuoco, mentre il sole tramontava dietro al ponte che portava all’autostrada.
Allora lei glielo ripetè calma e a bassa voce:— Sai aprirmi il cielo?
Lui sorseggiò la birra dalla bottiglia verde acqua e guardò gli altri seduti ai tavoli e qualcuno gli urlò:— Bacia la sposa!”
Lei protese le labbra e lui anche, fece lo stesso, qualcuno scattò una foto, poi scoppiò un applauso timido.
E si ricordò di tutta la storia della signora anziana del piano di sopra e dell’incendio e si ricordò anche che una volta c’era stato nell’appartamento di sopra, e la signora anziana gli aveva offerto un caffè nero e forte. E in tutta naturalezza lei, gli disse: “Vieni, ti presento mio marito,” e lui la seguì attraversando il lungo corridoio con la carta da parati che puzzava di naftalina. Il marito della signora anziana del piano di sopra se ne stava in un angolo, impagliato quasi fosse un cinghiale abbruzzese. “Non si spaventi ragazzo, è solo un pupazzo di cartapesta, ma io gli voglio bene come a mio marito quando era in vita”.
L’applauso degli invitati scemò silenzioso e le donne cominciarono a ballare attorno ai mariti affinchè aprissero loro i cieli e si trovassero impagliati una volta morti.