Cover Nuovi Segni 3

Nuovi Segni

Un Ipponauta
Un ipponauta

una sera all’imbrunire un ipponauta di nome Pietro aspettò su un cavo dell’alta tensione i centoquindici piccioni che gli avevano fatto compagnia all’alba utilizzando il cavo come posatoio, con un paio aveva anche parlato dell’Ulisse di Joyce e ne erano venute fuori delle belle sul lirismo eccentrico del genio irlandese. Fatto sta che dopo aver aspettato quarantacinque minuti gli scostanti volatili, l’ipponauta andò in un bar di via Stalingrado e chiese un cappuccino perché pensò che la cosa in qualche modo appagasse un suo desiderio di sentirsi straniero in patria. Quando chiese alla barista, dov’è che vanno a dormire i piccioni?, la ragazza che masticava ancora poco l’italiano perché giunta nel bel paese dal distretto federale del Caucaso settentrionale da appena tre mesi e si chiamava Anitchka e aveva un fratello che nella parte distale dell’anca aveva il proiettile di un Ak 47, lo guardò strano, Pietro capì subito che la povera russa non aveva afferrato ma nonostante ciò chiese ancora, i piccioni, sbatté le braccia come fossero un paio di ali per farsi meglio comprendere, dov’è che vanno la notte? Al che la giovane prese un cucchiaino e disegnò un cuore sulla superficie del cappuccino fumante, guardò l’ipponauta e gli sorrise. Lui guardò il cuore, sollevò lo sguardo negli occhi della ragazza e sorrise a sua volta.

Un aggancio con la realtà
Un aggancio con la realtà

un aggancio con la realtà di cinquantasei anni un giorno decise di darsi per scontato e aspettò seduto su una sedia di paglia sotto un rigoglioso ginkgo biloba, si fermò presso di lui una suora del varesotto e guardandolo con un’aria di rimprovero gli disse che il suo braccio non era per niente d’accordo, tirò fuori dallo scapolare il braccio destro di un manichino della Oviesse e con quello proseguì la sua strada conversando animatamente, si fermarono presso di lui un bambino che tutti chiamavano terminal per via del suo apparecchio ortodontico esterno, una donna che per guardare l’aggancio dovette sollevare le cinquecentosei rughe che aveva coltivato sulla fronte e un vecchio uomo in tight che viveva in una casetta di ardesia sulla superficie del Big Bang e che portava un cartello appeso al collo sul quale c’era scritto Diavolo e sotto “per appuntamenti” e il suo recapito telefonico con una piccola nota “astenersi perditempo e relativisti”. Nemmeno lui comprò l’aggancio con la realtà che si era dato per scontato e a questi non rimase altro da fare che aspettare seduto da solo sulla sedia di paglia fino a quando anche l’ultima foglia del ginkgo biloba non fu caduta, poi si alzò, prese la sedia con sé e si incamminò in direzione del punto di fuga mentre il sole tramontava e da ogni parte arrivavano le voci dei bambini che giocavano a rincorrersi come le rondini del cielo.

47,5 millimetri
47,5 millimetri

un sabato mattina alle otto e un quarto esattamente otto giorni, quindici minuti e quindici secondi dopo il ritrovamento fortuito a circa otto metri dalla fontana del Cupido all’interno del parco di Villa Pamphilj a Roma del corpo mummificato di un democristiano della presidenza Gronchi le cui generalità potevano essere ricavate unendo le iniziali dei primi capoversi dei romanzi di Rex Stout (Edizione I classici del giallo Mondadori numeri 1219-1232), un uomo di 47,5 millimetri venne licenziato senza giusta causa perché a detta del datore di lavoro come francobollo le sue dimensioni non corrispondevano più alle normative UE, venne sostituito da uno svizzero del Canton Nidvaldo di 48 millimetri. “Nulla contro di te” disse l’uomo allo svizzero mentre erano seduti uno di fianco all’altro al bancone di un Irish Pub, “ma ho intenzione di andare in fondo a questa storia”. “Goot” gli rispose lo svizzero che pure era un’anima buona nel suo inglese sdentato per il quale aveva chiesto all’uomo se conoscesse un bravo dentista in città.

Un uomo misterioso
Un uomo misterioso

un uomo misterioso che abitava a Polignano a Mare il cui segreto era scritto nell’ultima pagina dell’ultima raccolta di poesie di un poeta marginale di Eupatoria in Crimea che amava guardare i tramonti attraverso i fondi di bottiglia, disegnò una moglie che aveva per fianchi due città sul muro della sua camera da letto e la tenne lì per ottantun giorni raccontandole le vicissitudini tristi e allegre o neutre delle sue giornate di impiegato comunale. Una mattina di fine ottobre si accorse che non sapeva decidersi se fosse la città del fianco destro con le sue rupi scoscese sul mare dei libri di Simenon a essere la capitale di quel corpo di donna e moglie o se invece fosse quella del fianco sinistro che puntava il suo faro dritto sulla finestra che dava su Piazza Caduti di via Fani. Quella stessa mattina l’uomo misterioso attaccò i carri armati neri e blu presi da una scatola del Risiko sui disegni dei fianchi e nei giorni successivi guardò guerreggiare le due città sperando che nessuna delle due città avesse mai la meglio sull’altra perché quella guerra lo faceva sentire come nel mezzo di una sala da ballo nella quale donne ammalianti e vestite di lustrini erano sedute lì per lui che girava e girava su se stesso non fermandosi mai a sceglierne una, e tutte morivano dal desiderio di ballare con l’uomo misterioso.

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