Quasi versi Giuseppe Merico

Quasi Versi

quando leggo uno scrittore francese che di cognome fa Houellebecq non so dove voglia condurmi
all’inizio mentre lo leggo con tutti i nomi dei prodotti delle vie e delle città della Francia non so dove voglia andare a parare
quando leggo un poeta americano che ha il nome di un detective da serial tv
penso che le sue montagne sono molto lontane da Corticella che è il quartiere dove vivo, Kenneth Rexroth,
in entrambi i casi non è come fare la spesa al Despar
dove c’è il cassiere in sovrappeso con il braccialetto di gomma verde fluo con su scritto
I AM PAPA’,
ma anche in quel caso, a pensarci bene
è tutto un gran mistero,
non so niente o molto poco
vorrei avvicinarmi, mi verrebbe da chiedere
da quale pianeta arrivi
su che pianeta siamo?
ho scritto due romanzi
ne scriverò ancora
ho letto dei libri
ne leggerò ancora,
certamente,
a fine mese mi viene accreditato uno stipendio
mi serve
mi torna utile in ogni caso
per i concerti
mi piace andare ai concerti
in ogni stagione dell’anno,
sempre più spesso ci arrivano i ricoveri la notte
lui l’accompagnano la sorella e il padre
da poco è passata l’una
la mia collega il ricovero lo fa lei
penso
non c’è nulla da vedere
è dell’ottantadue
ha già secondarismi epatici e peritoneali,
entro in camera perché devo
smagrito con la barba
ai piedi del letto un paio di Nike fluo
gli sorrido
ricambia
gli domando se vuole una coperta per la notte
mi dice che sta bene così
verso mattina me la chiede
gliela poso addosso
come fosse mio figlio mio padre
gentilissimo, dice.
Ho un lavoro
mi serve per scrivere per leggere per i concerti
mi piace andare ai concerti
in ogni stagione dell’anno,
mi torna utile in ogni caso
perché sono gentilissimo
e tu sei solo dell’ottantadue.
le persone quando stanno sedute
intrecciano le gambe o le tengono larghe
quando stanno sedute le persone
possono sistemare la tibia sul polpaccio
e sono assorte, sperdute, concentrate o innamorate
o sanno far di conto e il mese è lungo,
in ogni caso le persone fanno la guerra e l’amore
dacché il mondo è il mondo e le persone sono le persone.
bisognerebbe ordinarlo questo libro
che ha la copertina protetta da un involucro
di plastica trasparente
questo libro curato da Mark Strand
che ha la copertina bianca e rossa
con le scritte nere
questa bandiera americana dove al blu
ci arrivi per intuizione, per associazione.
Mi assicuro di metterlo in conto di ordinarlo questo libro
perché questa mattina si accompagna bene coi miei jeans
e con lo sciroppo d’acero che un amico americano
che vive a Bologna dice costare troppo qui da noi.
Ma te l’immagini un paese dove t’insegnano
ch’è un tuo diritto essere felice?
Te li immagini i bordi?
sono un uomo velleitario
ho preso in prestito Fortini Saggi ed epigrammi
scadrà il termine e ne avrò letto cinque pagine
sarà questo straccio bagnato
o che ieri ho parlato poco
un amico mi ha detto,
tu fai letteratura gli altri scrivono gialli,
io di contro mi involvo
e dell’amico apprezzo le camicie,
quelle bianche no,
ricordo le parole,
tutte,
ma sono così preso dal mio metro e passa
che non mi accorgo
ometto, tralascio,
scrivimi tu
ho ritagliato una pagina del Corriere
ce l’ho quassù, sulla scrivania di legno,
la luce è buona adesso
come se avesse dovuto faticare per arrivare fino a qui,
come se avesse dovuto tenersi qualcosa dentro
che adesso ha lasciato andare,
una luce da preghiera, da studio,
da una che insegna qualcosa di importante a uno
o viceversa, amore forse.
Nella pagina c’è scritto che giovedì si può comprare l’agenda de La lettura,
ieri sono andato in edicola e non l’ho trovata,
l’edicolante è giovane e sempre accigliato, ha due tatuaggi sulle dita,
tempo di conoscermi e si ammorbidisce, già lo fa,
prima a stento riusciva a farsi uscire
un buongiorno dalla bocca dura, tagliente, bocca da poca economia che gira, non la prende, gli sfugge,
occhi feriti che sanno ferire,
c’è un uomo nell’edicola, forse suo padre, un uomo stanco
seduto nel gabbiotto freddo
come un giovinastro di strada può stare seduto sul suo Booster in via Indipendenza.
A Rakka in Siria si conserva ancora la porta di Baghdad,
l’ho letto oggi in tralice da una rivista di storia passata in attenta rassegna
da un anziano lettore della biblioteca,
la ragazza accanto, una sconosciuta, con le formule matematiche ci sa fare,
veste bene, belle scarpe ed è attenta a quello che faccio
senza farmelo pesare,
stiamo bene,
si possono scrivere delle buone pagine
concilianti
riflessive
con certi strappi da dove far entrare il dolore, i segni che lascia sul volto, ai lati del naso,
la resistenza, le cinque del mattino,
aprire l’edicola, tagliare con il cutter le fasce di plastica arancione
che tengono assieme i quotidiani
che non tengono assieme questa luce
già sparita,
sfuggita, tentata.
voleva il mio loden blu
quello per il quale al corso di scrittura di Clementi
l’insegnante Emidio disse a me e a tutti che ero naif,
me lo poteva dire,
lo avrebbe indossato almeno una volta
sua moglie gli avrebbe detto che sarebbero andati a Lecce di sera
a prenderne uno anche per lui, come suo figlio che sta a Bologna.
Non so quanto ho pianto nel sogno
ma so che mi è servito,
ho preso della terra da fuori, della terra umida e nera,
ho preso della terra da dentro, della terra pensata e scritta,
tanta quanto possono le mie mani
mi son detto che nel pavimento prima o poi ci lascio un fiore
e che la mia piantina d’edera che si chiama Erika e che ormai ha un anno
non la faccio morire,
l’ho visto di spalle in questa casa mio padre
con indosso il mio loden
un po’ curvo sulle spalle grandi,
un fiore indaco 
dello stesso colore del ragazzino di quella storia
in cui lui ama leggere, ma soprattutto ama il
modo in cui lei lo guarda attraverso i buchi della persiana
e di come lei vi soffia dentro con la bocca.
All’alba un vecchio che era stato un rugbista
e che vuole regalare una macchina da cucire a un nigeriano che ha ventuno fratelli
mi guarda e mi chiede benevolo “è dura la vita eh, ragazzo?”
Non gli rispondo
lo sa che è così,
una sera ho letto una poesia di Mark Strand,
dice, “Se la luna potesse parlare cosa direbbe? Se la luna potesse parlare non direbbe niente”.
Una signora che ha un marito con i capelli lisci e bianchi e che guarda le ragazze
mi ringrazia per le parole che ho detto a sua figlia, la figlia è all’oscuro di tutto,
la figlia che fa la poliziotta ha una paura che se l’è portata con sé, via
in una landa dove il vento soffia sempre e una suora le è amica anche se lei non lo vuole.
Un uomo che si sveglia alle cinque del mattino per aiutare il figlio a fare i compiti
mi dice che non sta succedendo niente.
Nella landa c’è una porta poggiata sul niente,
è lì che vedo la poliziotta,
ma lei mi dà le spalle,
non mi vede,
lì sotto i pallidi e freddi raggi della luna
qualcuno mi vede,
ma io gli do le spalle,
non lo vedo,
mentre la porta è aperta
e dalla porta entrano ed escono.
Io vengo a rubare
quella che sei
quando gli altri sono distratti,
io vengo nella piega
dove scorri,
quando sei lontana da casa
quando la casa è franata
quando la casa è bellissima.
esiste un posto
dove io aspetto
seduto sulle scale
aspetto e guardo
la gente passare,
una chiesa di periferia
con la croce che di notte s’illumina di blu
io aspetto
e quello che devo fare
è guardare la gente passare
ed essere felice.
mi chiedo se uno ha il tempo
di leggere Suttree
di capire i turisti
di chiedersi se è sempre lo stesso tempo
di sorridere con Montale
di seguirla infine
di essere incisivo
di continuare dopo l’asterisco
di non confondere adesso con vorrei
di aggiornarsi con l’Ansa…
di leggere gli editoriali di Scalfari
(di qua si va di là)
di offendersi
di tenersi
e lasciarsi andare
di ricordarsi i compleanni le offese le ricorrenze i debiti
intanto continua
dico
mi dici
se ci sei
(ci sei?)
ho visto Bolt correre i duecento la staffetta
e le lotte intestine che poi sono negli occhi
ho fatto anche cose molto brutte
per me
tanto se te le racconto dici che non è importante
il ragno non è morto
ho un televisore nuovo e un decoder
e tutto il tempo che voglio.
questa congerie di
politici
banchieri
poeti
cantanti
registi
amministratori delegati
giornalisti
ubriaconi da bar la domenica
ma anche gli altri giorni
autisti di autobus
che sono stanchi
su via di Corticella
prima pagina
ultima notizia
notizia shock
i libri più letti
i più venduti
il disco dell’anno
gli amici su facebook
nuovo utente
e
la donna immaginata
accanto
silenziosa
accogliente
record d’ascolti
Don De Lillo
nessuna telefonata.
ma tu chiedilo al primo fiore di campo
che vedi dopo l’inverno
alla coccinella gialla
al cane dei vicini
al canale che scorre dietro
e alla stella più lontana che possa essere osservata
chiedilo al granchio nel freddo degli scogli in una notte di gennaio
chiedilo anche ai morti
chiedi loro se vogliono essere qualcos’altro.
traccio linee con la matita blu
quella per gli errori gravi
su persone e cose
se questo è uno specchio
ho dato ordine che sia coperto
non voglio né sentire né vedere
fino a quando non fa male
fino a quando non mi manco.
questa donna presente
ma nascosta
abita una parte sottile
a cui non sempre ho accesso
ma in questa giornata dal grigiore urbano
scarto di lato
li fotto un po’ tutti
questa corresponsione di amorosi sensi.
Rondini a centinaia
Ho salutato Gesù, dice l’uomo calvo alla moglie,
bevendo alla fontana.
Sopra, il cielo, luce bianca
sulla Beata Vergine di San Luca,
volteggiano, stridono.
E Lui, ti ha risposto? Mi chiedo io.
Sopra, il cielo
rondini a centinaia.
Sì, ti ha risposto.
e poi niente, puoi leggere quanto vuoi
gli articoli del Guardian, le intuizioni degli economisti,
le poesie di Strand, puoi ritagliarti il tuo spazio pulito
tra il pullover blu e la camicia a righe
puoi pregare all’ora di compieta o ricordarti del professore
e pensare che da qualche parte in quella casa che tu non
hai mai visto ma che immagini colma di libri
di sapere equilibrio e morale
ci sia
in qualche stanza magari nello studio che una volta
era suo
ci sia ancora
una pietra che tu gli hai regalato
prima che morisse, una pietra marina,
puoi pensare al non detto ma chiaro esplicito e bianco
tra te e lei
puoi immaginarti Re Santo Uomo
o altro
tutto quello che fa di te
qualcosa di cui vai fiero,
puoi farlo, davvero,
anzi fallo,
ti servirà
nel momento delle bestie nere
le strade di male
odio e oddio
urla e sussurri
e tutto quello di cui hai paura
e tutti quelli a cui fai paura,
allora passa, attraversa, parati la testa, schiva e colpisci,
ci sei dentro e devi solo superare,
poi quando hai fatto
togliti il fango di dosso,
riconosciti,
tu non sei quello,
non sei questo,
non sei,
ma continua a chiamarti
che forse ti risponderai.