Foto Racconti Giuseppe Merico cover

Ultimo giorno di scuola

Ultimo giorno di scuola
Pubblicato sul sito www.galaadedizioni.com/dblog – 23 dicembre 2009
“Altri echi
Vivono nel giardino.
Li seguiremo? Presto, disse l’uccello, trovàteli, trovàteli.”
Quattro quartetti, T.S.Eliot

Il prato se ne sta con noi e noi gli siamo sopra scalzi o con adidas consunte. Ho il sole che mi acceca. Isabella corre, la vedo di spalle allontanarsi verso gli altri. La sua forma umana diventa liquida man mano che si allontana da me e si avvicina agli altri che sono nei pressi del fiume. Lì ci sono grossi platani che fanno ombra. Io sono salito sulla sommità della collina per bere alla fonte: un piccolo cannello che sbuca dal terreno.
Per bere ti devi abbassare al suolo, spostare l’erba verde e sporcarti le mani di terra fangosa.
“Vieni giù” mi chiama Isabella che ha raggiunto gli altri tre.
La sua voce mi arriva come un: “Vienigiùvienigiùvienigiù…”
Mi bagno il viso. Il sole è inclemente. Li guardo. Assomigliano tanto a una forma di vita che si muove tra gli alberi in sintonia con essi. Quando le cime degli alberi ondeggiano attraversate dal lieve vento, anche loro, i miei amici, ondeggiano. Così che gambe e braccia diventano rami con foglie di nessun colore, solo riflessi di luce.
“Arrivo” rispondo e non ce la faccio proprio, non riesco proprio a non sorridere, i muscoli mimici si tendono da soli verso l’alto. Cerco di tenere la bocca chiusa come una linea, lei invece diventa ellisse. Fa tutto per conto suo.
Oggi è il nostro ultimo giorno di scuola. Oggi siamo nei pressi del fiume.
Li raggiungo planando sul grano giallo. Sono un aeroplano. Un bimotore. Spalanco le braccia. Atterro su di loro. Ci azzuffiamo per scherzo. Capicolliamo al suolo vicino al fango. Mangiamo terra zolle erba. Rami nei capelli, formiche viste da vicino. Urliamo. Noi quattro, scivoliamo nell’acqua. È fredda, poi fresca, infine tiepida e prendiamo a nuotare, sott’acqua, senza respirare, negli anfratti scuri. Il sole rimane in superficie. Le rane gracidano attorno, piccoli insetti danzano a pelo d’acqua, i pesci ci sfiorano, i gamberi sul fondo. Non abbiamo mani ma pinne, non più pelle ma scaglie, branchie al posto dei polmoni. Ci guardiamo, schizziamo di qua e di là, salti fuori dall’acqua, poi ancora verso il fondo, lì dov’è buio. Andiamo controcorrente come salmoni che vanno a morire, ma sorridono e nuotano, sorridono e nuotano, sorridono.