Foto Racconti Giuseppe Merico cover

Un racconto estivo

Un racconto estivo
l’estate la tirava per le lunghe
la tirava per le gambe
le si erano talmente allungate
che quando metteva i piedi giù dal letto al mattino
quelli erano già arrivati in ufficio mentre lei si spazzolava ancora i denti con la pasta comperata in farmacia,
la scrivania di fronte era vuota,
la collega si era autospedita una cartolina da Kuala Lumpur
l’estate la tirava per il collo
e una notte quando si alzò per andare a bere starnazzò di fronte alla luce accesa del frigorifero,
l’estate freddò un attore famoso
e quando lei lo seppe si guardò riflessa nello specchio di un bagno di uno stabilimento balneare della riviera romagnola e di colpo si sentì le ossa pesanti.
Tornata a far visita a suo padre
lui le chiese come stava messa a chiavi e a serrature,
era un gioco che facevano quando era solo una bambina,
lei gli rispose sconsolata che un giorno era venuto uno e senza dire come e perché
si era caricato tutte le porte sulle spalle ed era andato via,
il padre allora le preparò un caffè,
lo bevvero in silenzio seduti in veranda
mentre il cielo del tramonto avvinazzava le grosse nuvole e l’ora che taglia sparigliava ogni cosa, persone non conosciute, discorsi mai fatti, intenti sopiti e la rassegnazione era una grande rana bolsa con una corona in testa.
Tutto questo durò otto universi, le zanne dei mammut si rimpicciolirono e seccarono e cinque lingue scomparvero dalla faccia della terra fino a quando non successe di colpo, l’osmosi cellulare di entrambi diede una brusca impennata e sentirono il vento passare attraverso le dita delle mani e una nuova armata era nata ed era pronta e la piloerezione delle braccia di entrambi lo dimostravano, non seppero mai se fosse stato per merito del caffè, della caduta dello strobilo di un cedro del Libano in un parco di Beirut o perché la collega della donna aveva appena avuto la prima di dieci scariche di dissenteria in un albergo a novemila chilometri da lì,
ma quando il padre si voltò verso di lei e le chiese,
e a finestre come siamo messi?
Lei rispose placidamente, con gli occhi socchiusi, di quelle quante ne vuoi.